Disturbi d'ansia

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Quando parliamo di ansia tutti riconoscono quello spiacevole stato emozionale in cui una sensazione di malessere e di disagio si impossessa di noi. Sopraffatti da un’ apprensione apparentemente ingiustificata, chi soffre di ansia sostiene di avere difficoltà a concentrasi, di affaticarsi facilmente, di non ricordare bene le cose, di  avere difficoltà ad addormentarsi o di non mantenere un buon equilibrio nel proprio vivere la vita quotidianamente. 

Spesso il soggetto che soffre di ”ansia” al colloquio clinico riferisce di non sapere nemmeno lui il perché di questo continuo malessere. 

Non tutti sono a conoscenza che un normale stato di ansia è uno stato fisiologico funzionale ed adattativo per la salvaguardia della specie e che solo quando questa normale condizione diventa pervasiva ed invasiva si può parlare di condizione patologica. 

Nella savana, la gazzella sufficientemente ansiosa è la gazzella che mentre sta brucando piacevolmente l’erba presta attenzione all’arrivo del predatore,  ne riesce a prevenire l’attacco e  a fuggire.

La gazzella che non ha un minimo di timore – potremmo dire che non ha la minima ansia-sarà una facile preda in quanto non avrà messo in atto nessuna misura cautelativa per tutelare la sua incolumità. 

La gazzella troppo ansiosa, al contrario, non riuscirà nemmeno a mangiare per stare attenta all’arrivo del predatore e di conseguenza morirà di fame. 

Da quanto detto si evince chiaramente come una sufficiente dose di ansia aiuta l’essere vivente nel  suo  normale stato di vita rappresentando quindi una modalità adattativa per la specie. 

Cosa succede quando siamo vittime della nostra ansia

Vediamo dunque cosa succede nel nostro cervello quando uno stimolo che arriva dall’esterno o anche dall’interno genera una condizione ansiogena. 

Esistono due strutture primarie all’interno del nostro cervello coinvolte nella modulazione dell’ansia: il talamo e l’amigdala.  

Qualunque stimolo interno o esterno, elaborato attraverso i nostri cinque sensi, viene analizzato e processato da queste strutture e, a seconda dell‘informazione che verrà elaborata, avremo una reazione ansiogena o meno.

Il talamo svolge la funzione di collegamento tra i sistemi recettivi come vista udito tatto e le aree corticali deputate alla loro elaborazione. 

L’amigdala è responsabile del ricordo e del collegamento, con lo stimolo ricevuto, all’emozione positiva o meno che il ricordo evoca.  

L’occhio vede un oggetto, il talamo invia il messaggio ricevuto dalla vista all’amigdala la quale riconosce lo stimolo come nocivo  o meno.

A questo punto entrano in gioco i neurotrasmettitori coinvolti nel processo ansiogeno, e cioè dopamina, serotonina, noradrenalina e del sistema gabaergico con la riduzione della funzione inibitoria del GABA ( acido gamma ammino butirrico )  e un rilascio di sostanze endogene ad azione ansiogena. 

La risposta automatica coinvolge inoltre il sistema simpatico e parasimpatico con un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, sintomi urinari e gastrointestinali.

Per sintetizzare quanto detto immaginiamo la gazzella che vede il leone. 

Le pupille dell’animale si dilatano il cuore comincia a battere forte, perde urina e comincia a correre.

Allo stesso modo le persone costantemente ansiose sottopongono il loro corpo  al processo sopra descritto con conseguenze gravi per la loro salute.  

È da sottolineare come una costante condizione di ansia riesca ad abbassare le normali difese immunitarie aumentando la possibilità  di contrarre malattie di qualunque natura o ritardarne la guarigione. 

Per questo motivo più le persone sono ansiose più possono andare in contro a malattie come ulcere, coliti, dolori e spasmi muscolari. 

Tipologia di stati d'ansia

Vi sono vari disturbi d’ansia tra cui ricordiamo il:

  • Disturbo d’Ansia Generalizzata 
  • Disturbo d’Ansia Indotto da Sostanza 
  • Disturbo d’Ansia Sociale 
  • Disturbo d’ansia da Separazione
  • Disturbo d’Ansia Situazionale 
  • Disturbo d’Ansia Specifico  

Il DSM-IV-TR definisce il disturbo d’ansia generalizzato (DAG)  la preoccupazione eccessiva che   si manifesta per almeno sei mesi  riguardo ad una quantità di eventi o di attività come potrebbero essere le prestazioni lavorative o scolastiche.

Al di là della definizione tecniche e scientifica è importante sottolineare come il disturbo- sia che si manifesti nella sua forma di ansia generalizzata ( DAG ) o nelle sue varie sfaccettature- rappresenta una evidente condizione di disagio che può limitare notevolmente le normali condizioni di vita di chi ne soffre. 

Diversi sono gli approcci e i trattamenti che posso essere utilizzati per la gestione del disturbo d’ansia .

I trattamenti farmacologici sono senza dubbio quelli più utilizzati anche se in maniera a volte un po’ troppo fai da te dai pazienti. 

I farmaci ansiolitici, prescritti dai medici sono soggetti ad abusi e la loro assunzione a lungo tempo può creare effetti collaterali tra cui la dipendenza psicologica. 

Molto spesso i pazienti diventano fisicamente dipendenti e spesso non riescono più a farne a meno senza però averne vantaggi.

Al contrario si ottengono ottimi risultati con sedute di  Traing Autogeno,   Ipnosi  e  di PNL Terapeutica in cui i pazienti attraverso  tecniche di visualizzazioni guidate, ristrutturazione di dialogo interno depotenziante, reframig, cunk down  sono in grado di imparare a ristrutturare il loro modo di pensare e quindi a gestire l’ansia.